Cibi poveri per ricette che stupiscono

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cibi poveri e ricette

Ormai siamo tutti un po’ stufi di ritrovarci nel piatto al ristorante ingredienti costosi e blasonati che arrivano da chissà dove! La nuova frontiera della cucina moderna è fare molto con poco, cioè stupire utilizzando dei prodotti e ingredienti cosiddetti poveri. Sono capaci tutti di stupire mettendo una prelibata aragosta nel piatto, ma chi è davvero bravo ai fornelli sa creare con patate, cipolle, legumi, polenta, pane e via dicendo.

La storia dei cibi “poveri”

Il segreto perché un cibo cosiddetto povero diventi una grande ricetta, sta tutto nello scegliere delle eccellenze del territorio. È solo così selezionando gli ingredienti migliori, più freschi, di stagione, frutto di un’antica tradizione che affonda le sue radici in tempi antichi, fino al Medioevo addirittura. Se desideri avere ulteriori approfondimenti, vai su www.distribuzionealimentare.roma.it che si occupa di fornire ingredienti freschi di prima scelta per la ristorazione.

I cibi che sono considerati poveri e meno pregiati di altri stanno riconquistando i menu. Infatti, non si trovano solamente in trattorie che propongono cucina regionale ma anche nei ristoranti stellati.si tratta di cibi e ingredienti ampiamente diffusi fin dall’antichità sulle tavole dei contadini. Soprattutto nel medioevo, l’alimentazione dei contadini comprendeva soprattutto cibi economici come i legumi. Nel corso del tempo questi ingredienti sono diventati un cardine sulle tavole degli italiani, ma snobbati proprio per via delle loro origini povere e umili.

Le ricette della cucina regionale

Le cose però di recente hanno iniziato a cambiare.se da una parte è possibile assaggiare cibi e ricette che arrivano da lontanissimo, dall’altra c’è anche una crescente voglia in cucina di tornare proprio alle origini per scoprire una tradizione più genuina. In seguito alla crescente globalizzazione, anche gli alimenti e le ricette si sono adeguate, motivo per cui in ogni ristorante si trova a facilmente una carbonara. Tuttavia, molti a questo punto hanno iniziato a domandarsi dove nasca la vera ricetta e quali siano gli ingredienti che erano previsti fin dall’inizio, evitando quindi rivisitazioni personali.

Il bello della cucina è anche trovare qualcosa di autentico e unico e in base al luogo in cui ci si trova perciò torno a gran richiesta le ricette regionali andando a rispolverare il ricettario della nonna. Non a caso, moltissime persone tra i ricordi più belli che hanno dell’infanzia conservano quelli della nonna ai fornelli intenta a preparare delle ricette che seppur semplici e con ingredienti poveri, erano speciali. È proprio a quei sapori che si vuole tornare con questo tipo di ricerca.

La riscoperta degli ingredienti poveri

Nel nostro paese solo negli ultimi decenni è cresciuta la voglia di andare a riscoprire e rivalutare gli ingredienti che erano stati etichettati come poveri e umili sia nell’alimentazione di tutti i giorni sia nella ristorazione. La voglia di riscoprire i sapori antichi e tradizionali a portato quindi a rivalutare ingredienti come cipolle, legumi, polenta, castagne, farine integrali e verdure riportandole in auge. Sono quindi ricette ricche di storia che utilizzano ingredienti nutritivi e sani che favoriscono anche una cosiddetta biodiversità gastronomica. Inoltre, è naturale che puntare sulle eccellenze territoriali, favorisce anche un tipo di agricoltura diversa da quella industriale che, ancora una volta, comporta maggiore biodiversità e il rispetto del territorio.

È così che negli ultimi decenni è aumentata la produzione di materie prime che venivano snobbate in precedenza a partire dai legumi che sono stati davvero una grandissima scoperta. Infatti, ogni provincia e paesino è stato in grado di dimostrare di avere una particolare varietà di legumi. Si parla di ceci, lenticchie, fagioli bianchi, fagioli con l’occhio e tanto altro ancora, portando in tavola un sapore che sa di autentico e tradizionale.

Questa nuova rivincita degli ingredienti più poveri ha portato alla riscoperta di moltissime ricette dolci e salate che gli chef si sono divertiti a riscoprire e rivisitare il modo più raffinato lavorando anche soprattutto sull’impiattamento. Ma non si tratta solo e unicamente di cucina; come già anticipato prima, la riscoperta di questi prodotti porta a una maggiore biodiversità per quanto riguarda le colture ma favoriscono anche i i piccoli commercianti locali e le piccole realtà contadine del territorio che riescono ad arrivare fino alla grande distribuzione, sebbene con quantitativi, minori con i loro prodotti.