Nevo verrucoso: sintomi, cure e rimedi

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nevo verrucoso
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Il nevo verrucoso è un tipo di neo melanocitario, cioè una lesione cutanea chiamata così proprio perché prodotta dai melanociti (cellule della pelle).

Si tratta di nei molto comuni e che, purtroppo, possono dare vita più facilmente ad un tumore maligno, quando si tratta cioè di un nevo verrucoso maligno.

È opportuno monitorare con attenzione le possibili variazioni e i cambiamenti di questo neo nel tempo e non trascurarle.

Parametri da controllare

Fra i parametri da controllare mediante un auto esame (da fare almeno una volta al mese) ci sono:

  • l’asimmetria (se le due parti non sono simmetriche e della stessa dimensione);
  • i bordi (se nel tempo sono diventati irregolari e non più definiti);
  • il colore (se diverso da quello originario oppure disomogeneo);
  • la dimensione (se il neo è diventato più grande con il passare del tempo);
  • l’evoluzione (tutti questi aspetti non devono subire mutazioni).

Se c’è il sospetto che qualcosa nella morfologia del nevo verrucoso sia cambiata, è consigliabile rivolgersi ad uno specialista per una diagnosi precoce e corretta.

Come riconoscere queste lesioni cutanee?

Un nevo verrucoso ha un colore che va dal rossastro fino al nero, passando per il marrone.

La sua forma, in genere, è tondeggiante anche se può presentare dei peduncoli che tendono a renderlo più deforme.

La sua superficie, invece, è papillomatosa o mammellonata.

In gergo medico si parla di nevo verrucoso moriforme per intendere proprio quel nevo verrucoso in rilievo che ha forma rotonda (che ricorda quella di una mora).

Il nevo epidermico verrucoso è un amartoma (cioè una formazione tumorale benigna) congenito (il più delle volte) e non infiammatorio.

Si tratta di lesioni cutanee costituite in prevalenza da cheratinociti.

Nel linguaggio comune, si tratta delle “voglie” che sono dovute proprio ad un ammasso di melanociti negli strati superiori della pelle.

Si presentano con delle papule o placche iperpigmentate papillomatose che seguono le linee di Blashko.

Le cause di queste formazioni sono da rintracciarsi sin dalla gravidanza per via di:

  • impatti ormonali;
  • effetti tossici sul feto;
  • malattie infettive del sistema urogenitale della madre.

La sindrome del NEVIL

La sindrome del NEVIL è un’infiammazione del nevo verrucoso lineare che appare già dai primi giorni di vita (entro il quinto anno di età) con più incidenza nelle ragazze che nei ragazzi.

È una vera e propria dermatite che si presenta con delle papule eritemato-desquamanti che si uniscono a dar vita ad un’unica placca lineare.

Il nevo verrucoso, in questo caso, può dare prurito.

Si tratta di una malattia rara, la cui origine è sconosciuta e per la quale non esiste una vera e propria terapia.

Questa “sindrome” associa al nevo verrucoso anche altre anomalie come quelle scheletriche (cifosi, scogliosi, cisti), neurologiche (come ritardo mentale o convulsioni o anomalie del sistema nervoso centrale) o oculari.

Inoltre si associano anche disturbi endocrini o cardiaci o dell’apparato genito – urinario.

Quali sono i pericoli?

Purtroppo, quando si tratta di un nevo verrucoso di questo tipo, c’è un rischio più alto che questo degeneri in una forma maligna, cioè in un melanoma, soprattutto se viene sollecitato continuamente da traumi.

Se si nota che il nevo verrucoso si stacca non bisogna subito allarmarsi.

Infatti, non necessariamente da questo fenomeno può scatenarsi una degenerazione in qualcosa di negativo: questo tipo di trauma solo raramente può dare origine a trasformazioni neoplastiche.

I traumi di cui parliamo sono più pericolosi se, invece, il neo si trova in certe posizioni (come sotto le ascelle o all’inguine) dove, sottoposto a continui attriti, possono originarsi delle infezioni pericolose per la pelle (come un eczema batterico).

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Quali sono le cure o i rimedi?

Un nevo verrucoso può essere antiestetico e, per questo, ci si può sottoporre ad un intervento conservativo o chirurgico.

Se si tratta di piccole lesioni cutanee, il nevo verrucoso può essere sottoposto ad asportazione; per quelle più grandi, invece, possono essere somministrati dei retinoidi sistemici.

Inoltre si possono tentare altre strade come quella del laser, della crioterapia (utilizzando azoto liquido) o della termocoagulazione (utilizzando corrente elettrica ad alta frequenza).

Mentre la chirurgia permette di rimuovere quelle lesioni cutanee più profonde, la crioterapia, invece, distrugge quelle che si trovano a livello della pelle.

Tuttavia, occorre sapere che tutte queste tecniche potrebbero rivelarsi poco efficaci poiché c’è l’altissimo rischio che si presentino delle recidive.

Per contrastare, invece, il forte prurito e l’infiammazione possono essere prescritti dei corticosteroidi.

Se si tratta di un nevo verrucoso nel cuoio capelluto, l’asportazione, oltre a poter manifestare delle recidive (nella maggior parte dei casi), può portare a dei fenomeni di alopecia cicatriziale ossia, laddove è stato asportato il nevo verrucoso, potrebbero non ricrescere i capelli.

La prevenzione da uno specialista

Per tenere sotto controllo l’evoluzione e i cambiamenti che possono interessare un nevo verrucoso, ci si può rivolgere ad uno specialista che provvederà alla mappatura dei nei.

Con la mappatura verranno acquisite le immagini del nevo verrucoso grazie ad una telecamera che possiede delle lenti poste su ogni neo (il dermatoscopio).

Il dermatologo potrà così verificare se i nei sono cambiati nel tempo e, quindi, siano diventati pericolosi e maligni, degenerando in melanomi.

Dopo la mappatura, infatti, le foto di ogni nevo verrucoso vengono numerate e archiviate proprio per permettere il confronto con le foto dei nei nei mesi precedenti e per valutare se ci sono state delle modificazioni che, ad occhio nudo, non sono perfettamente visibili.

La prevenzione “fai da te”

La prevenzione parte anche dal seguire delle regole di “buona condotta” sul proprio corpo.

Innanzitutto, è bene eseguire un auto esame della situazione dei propri nei e di eventuali cambiamenti che li hanno interessati.

Poi, per scongiurare il rischio che un nevo verrucoso degeneri in una neoplasia maligna, è bene:

  • evitare l’esposizione troppo prolungata ai raggi ultravioletti del sole nelle ore più calde (dalle 10 alle 16);
  • proteggersi con crema solare con filtro UVA e UVB;
  • indossare cappelli e occhiali da sole;
  • non abusare di lettini e lampade abbronzanti.

Tutti questi accorgimenti devono essere raddoppiati quando si tratta di bambini, perché le ustioni, anche se subite in età infantile, possono, a distanza di molti anni, degenerare in qualcosa di più grave.